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In Italia ci sono 44.182 associazioni senza scopo di lucro (dato relativo al 2016), quindi, o l’Italia vanta il primato di benefattori che voglio aiutare il prossimo, oppure c’è qualcosa che non torna.

E’ un numero folle! E pensa che nel 2013 erano addirittura più di 300.000!

E come mai è diminuito è cosi tanto?

Col passare del tempo, riforma dopo riforma, gli incredibili vantaggi fiscali che avevano le associazioni qualche anno fa stanno via via svanendo ed è sempre più difficile “far sparire soldi dalla cassa” senza essere beccati.

Soprattutto sono nell’occhio del ciclone delle ispezioni e le autorità si accaniscono con sempre più controlli fiscali per verificare bene quanto queste associazioni siano davvero “senza fini di lucro”. Perchè alcune spesso sotto sotto sono delle vere e proprie miniere con giri di denaro impressionanti.

Quindi negli ultimi anni la maggior parte dei Presidenti ha realizzato che era il momento di arrendersi e di chiudere la propria associazione. E nonostante questo sterminio ne sono rimaste ancora 44000!

Ed adesso è arrivato il colpo di grazia finale. Quello che possiamo definire un vero “attentato al Presidente”.

Sto parlando della normativa di sicurezza sul lavoro del D.Lgs 81/2008 che da adesso riguarda anche te che hai un’associazione e che ti viene applicata a pieno come se avessi una società.

Infatti se andiamo a leggere bene il decreto legge dice che “ si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, ed a tutte le tipologie di rischio”.

Quindi indipendentemente dal tipo di associazione che hai, che sia Onlus, Sportiva Dilettantistica, Ricreativa, Culturale o di Promozione Sociale da oggi devi fare i conti anche con gli obblighi della sicurezza sul lavoro, ed i suoi costi.

E se hai sentito dire che la sicurezza sul lavoro si applica solo a chi ha “dipendenti” mi dispiace dirti che la definizione di Lavoratore è stata modificata nell’Art. 2 dello stesso decreto:

«lavoratore»: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell‘organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società; l’associato in partecipazione; il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento; l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale; i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile; il lavoratore di cui al decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni.

Quindi puoi notare anche da solo che anche se nella tua associazione non hai dipendenti veri e propri ma soli “volontari senza retribuzione”, ai fini della sicurezza sul lavoro non cambia niente. Agli occhi della legge, il tuo volontario, vale come un dipendente.

Ed in effetti ha senso, perchè indipendentemente dal percepire o no uno stipendio, i rischi che corre un istruttore in una società sportiva o in un’associazione sportiva sono gli stessi. E lo stesso discorso vale per chi sta dietro un bancone in un bar rispetto a chi sta in un circolo.

Se pensavi che questa fosse una brutta notizia, sappi che le brutte notizie non sono finite qui.

Perchè devi sapere che nel caso decidessi di non fare niente per metterti in regola, le sanzioni per chi non rispetta questi obblighi sono pesanti (stiamo parlando di multe superiori a 10000€) e soprattutto prevedono anche il PENALE per il Presidente.

E come sai di sicuro meglio di me, anche se nella cassa dell’associazione non ci fossero questi soldi, in caso di una sanzione il Presidente ne risponde illimitatamente con il suo patrimonio!

Capisco benissimo la situazione economica della tua associazione, perchè lavoro già con molte associazioni affiliate all’ACSI o al CONI e capisco che adesso affrontare anche questa nuova batosta può essere dura.

Se hai un’associazione culturale o sportiva e vuoi continuare su questa strada devi sapere che è sempre più in salita e che cercheranno di metterti sempre più paletti per ostacolare la tua attività. Quindi ora più che mai devi stare molto attento e devi subito prepararti nel migliore dei modi per superare il prossimo controllo.

Soprattutto se hai una Onlus con scopi e finalità che fanno del bene nel campo dell’assistenza sociale, della ricerca medica, etc…
Per un’associazione in questa categoria davanti a questa riforma c’è solo da incassare il colpo e accettare questa nuova spesa per continuare ad essere in regola ed evitare di prendere multe che andrebbero ad intaccare e sperperare dei soldi ricevuti con delle donazioni che possono essere invece utilizzati per fare la differenza alla vita di molte persone.

Quello che voglio dirti è che ora come ora il futuro delle associazioni non è molto sicuro perchè adesso vengono attaccate da due fronti contemporaneamente, cioè da quello fiscale e da quello della sicurezza.

Ma se vuoi avere l’asso nella manica per far si che la tua associazione sopravviva alla prossima ispezione, allora devi subito metterti in regola su questi nuovi obblighi della sicurezza sul lavoro, che sarà la prima cosa che ti spulceranno.

Quindi, cosa dovresti fare ora per mettere in regola la tua associazione?
Non sto a farti la lista della spesa, gli obblighi sono tanti e sono gli stessi di una SRL. Cioè prevedono una serie di documenti relativi alla valutazione dei rischi, ed un blocco di corsi di formazione per te in qualità di Presidente, per i membri del consiglio direttivo e per tutti i volontari (RSPP, RLS, Antincendio, Primo soccorso…).

Ho la possibilità di occuparmi dalla A alla Z di tutti i corsi ed i documenti che servono alla tua associazione per riuscire a superare il prossimo controllo, dalla sicurezza sul lavoro all’HACCP.

Quindi se vuoi dormire sonni tranquilli, sentirti in una botte di ferro e avere l’associazione sempre in regola, allora contattami per prendere un appuntamento, prima che sia troppo tardi.